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La sostenibilitá che include

Si tratta di “La sostenibilità che include. Perfezionamento di un modello gestionale integrato di pratiche di agricoltura sociale per il territorio pavese” un nuovo progetto promosso da una rete di 7 partners del territorio, finalizzato all’inclusione sociale e la tutela ambientale attraverso l’agricoltura sociale.
La rete pavese si è aggiudicata il secondo posto del bando congiunto ambiente e sociale Coltivare Valore della Fondazione Cariplo per un contributo pari a 360.000 euro su un progetto dal costo complessivo di 630.000 euro.
L’obiettivo del progetto consiste nella realizzazione di un distretto di economia solidale basato sulla multifunzionalità dell’agricoltura che riunisca aziende agricole, operatori sociali, consumatori e soggetti fragili in un circolo virtuoso capace di favorire l’inserimento lavorativo di quest’ultimi, tutelando al contempo l’agrobiodiversità del territorio e incoraggiando pratiche di un consumo consapevole.
La creazione di opportunità lavorative per soggetti con svantaggio, la salvaguardia dell’ambiente e dell’agrobiodiversità locale, la diffusione di pratiche di consumo sostenibile e in generale lo sviluppo del modello dell’agricoltura sociale rappresentano quindi i capisaldi del progetto che avrá una durata di 3 anni e coinvolgerá attivamente la provincia di Pavia, nelle zone dell’Oltrepò Pavese e Lomellina presso i comuni di Voghera, Dorno e Suardi.

A spiegare nel dettaglio di cosa si tratta è Moreno Baggini, coordinatore territoriale per la rete di agricoltura sociale pavese e responsabile della Coop sociale 381, Capofila del progetto: “Da sempre l’agricoltura, con i suoi tempi meno frenetici, gli spazi più dilatati e il diretto contatto con la natura favorisce processi di integrazione sociale delle persone svantaggiate. Il ritmo naturale della vita contadina, il lavoro fisico, il fare parte di un piccolo nucleo di tipo familiare, il contatto con le piante hanno un effetto terapeutico benefico. L’inserimento di una persona svantaggiata in un progetto di agricoltura sociale permette di portare un beneficio di cura alla persona anche sul piano psicologico e sociale, oltre a quello terapeutico, offrendo così una risposta completa ai bisogno dell’utente. Il progetto si propone di costruire un modello di sviluppo locale basato sulla multifunzionalità dell’agricoltura, partendo dalla tutela ambientale, promuovendo pratiche ecosostenibili di agricoltura sociale, finalizzate alla creazione di una rete virtuosa di imprese agricole, operatori sociali e consumatori consapevoli.”

La supervisione scientifica del progetto è curata dal professor Graziano Rossi dell’Universitá di Pavia.
Il progetto prevede una suddivisione dei terreni tra coltivazione di piante spontanee alimurgiche e coltivazione di varietà orticole e cerealicole stagionali, tra le quali anche varietà locali tradizionali come il “fagiolo del diavolo”, la zucca Bertagnina di Dorno, o il mais tipo Marano con la finalità di favorire il recupero dell’agrobiodiversità locale

Ad illustrare come funzionerà il progetto, nelle sue diverse declinazioni, é Giulia Barbieri di BiPart, project manager e responsabile della comunicazione : “Il progetto nasce dalla collaborazione di soggetti diversi, una rete articolata di attori provenienti dal mondo accademico, dal terzo settore, dal mondo agricolo e dall’associazionismo mossi da un obiettivo comune: valorizzare la vocazione agricola del territorio e metterla al servizio della comunitá. Il progetto inizierá con il recupero di 6 ha di terreno incolto attraverso la coltivazione di orticole e la sperimentazione di piante alimurgiche autoctone e nel corso dei 3 anni di progetto favorirá con il contributo di APOLF e ACLI Pavia la formazione e reinserimento di 18 soggetti svantaggiati, costruendo una rete commerciale equosolidale sul territorio in continuitá con il lavoro svolto fino ad oggi da Coop Il Balancin. La comunitá pavese potrá sostenere progetti socialmente utili con il semplice acquisto di prodotti sani, buoni e giusti.”